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Capelli bianchi, immacolati,

 

Ormai  tutti sapranno cosa si faceva per passare le serate d'inverno quando le giornate finivano molto presto e non avendo niente per passare il tempo, cioè, niente televisione telefonini ecc ecc. Io comunque avevo un nonno molto paziente e molto affezionato a me che al momento ero l'unico nipote. "Il mì nonno Giannin da Rì", un omone alto robusto, apparentemente burbero, appartenente all'etnia dei "Bastiani", era invece un uomo molto paziente, sempre o quasi esaudiva tutte le mie richieste e capricci il prima possibile.

La sera dopo cena mi mettevo a sedere in una piccola seggiolina che mio padre aveva costruito su misura per me e finito il rosario, di solito il nonno mi raccontava delle storie di vita del paese e spesso anche antiche credenze, legate a vecchi episodi non proprio credibili. Fra tante ne capitavano alcune di un pò forzate per un ragazzo, ma visto che io, accompagnato dalla fedele Lilla, non avevo nessun timore di dove si fosse o di qualsiasi cosa si parlasse.

Fu così che una sera invernale mentre fuori nevicava abbondantemente, molto più di quelle nevicate che ci sono oggi, davanti alla stufa economica che emanava un buon calore, mi raccontò una puntata della  leggenda dei cani neri che soffiavano fuoco dalle narici, apparsi in una brutta serata di tormenta come quella che stava infuriando fuori.

Una leggenda paesana raccontava che in paese molti anni addietro, viveva un bieco essere che gestiva un negozio come erano i negozi in quei tempi, cioè pieni di ogni e qualsiasi cosa, dagli alimentari a tutto il genere del fai da te, praticamente un Bazar, Inoltre pare che facesse anche lo strozzino, in  maniera molto dura con chi  per caso o per bisogno avesse avuto  contatti con lui. Fra tutti i difetti che portava con sé c'era anche l'essere avaro in maniera maniacale, tanto che ogni volta che fumava una sigaretta la  spegneva e metteva il mozzicone in una vecchia scatola da tabacco, dicendo che la sera dopo cena rifacendo sigarette con i mozziconi sarebbero state più soddisfacenti perché più forti.

Fra le altre attività che praticava, c'era anche un viaggio settimanale in una città non proprio vicina, ma partendo con il mulo e attraversando i boschi, accorciava molto la strada e con metà tempo faceva il viaggio di andata e ritorno. Una volta in città passava prima dai vari fornitori ,naturalmente comperava a strozzo le merci di cui aveva bisogno, poi per ultima cosa andava in banca ,o come si chiamavano in quei tempi gli istituti di credito, lasciava tutto il denaro rimasto dalla compera e con soddisfazione riprendeva la via di casa. Da buon avaro, per mangiare si fermava su un piccolo passo montano, dove era una "marginetta" della vergine Maria abbastanza ampia, entrava con il mulo, un po' di fuoco, modesta cena, pisolino poi via a casa.

Da anni faceva sosta in quella "marginetta", si sentiva così protetto da ogni male, dal freddo e da eventuali malfattori che avessero cercato di rubargli il mulo con tutta la merce. In più era tutto gratis e mai aveva messo un soldino nella piccola cassettina delle elemosine, e nemmeno si era mai curato di rimettere un po' di legna al posto di quella da lui consumata che i vari viandanti lasciavano come scorta a chi si fosse lì riparato... Ma quella sera successe un fatto destinato a modificare in maniera radicale la vita del nostro "eroe". Infatti a pochi km dal piccolo riparo scoppiò una tempesta di neve molto forte con raffiche di vento da far paura, cercò allora di ripararsi contro la sagoma del grosso mulo e faticosamente riuscì a raggiungere la marginetta.

Entrò  scarico il mulo perché prevedeva , conoscendo l'ambiente,  che la sosta fosse più lunga del previsto. Accese il fuoco poi, da buon avaro, tirò fuori il minimo di cibo per una cena a risparmio e cominciò a prepararsi per mangiare, ma dopo qualche morso al pane che teneva in mano, si fece sul l'ingresso un ragazzo, poco più di un bambino, che chiese al nostro "eroe" se potesse entrare e riscaldarsi davanti al piccolo fuoco. Così non sapendo dare una spiegazione di come e perché un giovanissimo fosse in giro a quell'ora e con quel tempo, con diffidenza rispose affermativamente .

Il giovane entrò togliendosi la neve dagli abiti, da lì cominciarono i guai per il  nostro "eroe",  infatti notò subito al chiarore del fuoco che il ragazzo aveva abiti eleganti, ma leggeri, poco adatti al luogo e alla situazione metereologica del  momento; fatti i soliti convenevoli notò  che  da parte del giovane ci fosse un evidente interesse per il cibo che era in un panno appoggiato su di un piccolo ripiano ,ricavato da una vecchia lastra  di marmo. 

Ad un certo punto il discorso cadde sulle condizioni del tempo, sull'ora tarda che con tormenta e oscurità impediva di tentare il ritorno a casa, anche se non molto distante e vista l'indole del nostro "eroe" gli venne in mente di approfittare del momento, essendo lui un avaraccio, prima che ci fosse una richiesta da parte del giovane pensò bene di offrirgli del cibo: " hai fame ?"

 " Eh sì ,e molta".

"Bene, se hai moneta per pagare ti do quello che vuoi".

 Quello fu il primo errore grave, il ragazzo si alzò in piedi e rispose che non conosceva il denaro, da dove veniva lui non si usava, ma era praticato il commercio di scambio, vale a dire io ti do questo tu mi dai quello. La situazione poi precipitò al momento che il giovane in piedi stava tirando indietro i lunghi capelli ricciuti si notava così due piccole appendici rossastre sulla fronte del giovanetto, sembravano corna, si avvicinò al fuoco protendendo i piedi come a voler assorbire un po' di calore, e si notò allora con raccapriccio che non aveva scarpe, addirittura non aveva i piedi, ma zoccoli. Il nostro avaro comincio a tremare dopo aver pensato a chi o cosa fosse colui ritto al  centro del piccola stanza. Piano piano si fece strada la verità, e cioè che fosse il diavolo in persona. Naturalmente ci fu un attimo di smarrimento, poi entro il terrore, e non sapendo cosa fare da ateo, si fece il segno della croce e si rivolse alla Madonna chiedendo aiuto.

Intanto il ragazzo proponeva un piccolo viaggio fino ad una postazione poco distante da lì, dove, per mezzo una sola firma si poteva avere tutto ciò che era desiderato. Fu allora che due enormi cani neri come la notte e con occhi rosso fuoco, erano apparsi sull'entrata  abbaiando in maniera feroce e buttando fuori dalle narici forti fiammate di fuoco con un forte odore di zolfo..   A questo punto il nostro ebbe una strana reazione, si bagnò i pantaloni come gli era capitato solo da piccolissimo e iniziò a balbettare, si inginocchiò davanti all' onda della Madonna e con le lacrime agli occhi, si raccomandava alla Vergine promettendo che se  fosse uscito da quel guaio avrebbe cambiato vita, modo di pensare e di trattare i suoi simili.

 Dopo pochi attimi infatti tutto cessò, tutto tornò normale. La tempesta svanì come per magia, il ragazzo ed i cani con i loro motivi di tentazione sparirono quasi per incanto e rimase in aria il solito odore di zolfo. A questo punto la vergine disse all'avaro:

 "Ricordati che esiste anche l'anima e non solo il corpo e tu hai provocato molta fame nei tuoi simili"

Il mulo nel frattempo era fuggito verso casa e quando in paese venne avvistato, solo, carico e evidentemente moto spaventato, molti pensarono al peggio, doveva essere accaduto qualche cosa di molto grave al proprietario, che mai e a nessun costo avrebbe abbandonato l'animale. Partirono immediatamente le ricerche, si riunirono i paesani per mettere a punto un piano di ricerche, ma quando si stavano avviando, notarono un uomo che stava entrando in paese traballante, balbettava frasi sconnesse, con un tremito strano in tutto il corpo e stranamente con i capelli completamente bianchi, di un bianco candido immacolato, cosa mai vista. 

Ci volle un po' di tempo perché fosse riconosciuto, si trattava del proprietario del mulo e della bottega del paese, nonché strozzino, ateo, ma soprattutto affamatore e con un cuore duro che amava solo il denaro e nient'altro .Fu portato da un medico, che con non poca difficoltà, riuscì a calmarlo un po'  dopodiché raggiunta la propria abitazione dormì un sonno molto agitato per molti giorni. I paesani non sapevano cosa fare, dall'interno della casa giungevano ogni tanto forti rumori, urla, e pianti.

Una mattina la sorpresa, le priore della chiesa entrando per le solite pulizie, trovarono l'uomo prostrato davanti alla figura della Vergine, in continua preghiera accompagnata da forti singhiozzi, aveva donato tutti i suoi averi ad un convento non molto lontano, perché i monaci pensassero a aiutare tutti coloro che ne avevano veramente bisogno, e vivendo una vita da eremita, digiuno e preghiera dopo non molto tempo morì ammalato e indigente, ma con il rosario in mano.

Io non so se sia verità, ma un tale con una simile storia di vita l'ho sentita raccontare anche fuori da Gorfigliano, senza dubbio non dovrebbe essere cosa reale, ma il fatto strano è che ancora oggi in molti passando durante la notte da quel sito, dove è ancora in piedi la "marginetta", allungano il passo, con il timore che un cane enorme e nero oppure un giovane elegante con abiti scuri chieda un passaggio o altro.

Mariano Orsi