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Era la notte dei tempi, quando i Natalecci decisero di essere gorfiglianesi...

 Era la notte dei tempi, quando “la tradizione” decise di fare la sua comparsa tra le fila umane. Da tempo immemorabile i contadini di ogni parte d'Europa hanno usato accendere “falò” in particolari giorni dell'anno: perché mai, si chiederà...


Riti pagani sviluppati nella nostra valle ai tempi dei Liguri Apuani, molti anni prima della venuta del Cristianesimo. Culti del fuoco le cui funzioni erano molteplici: la purificazione, per scacciare e distruggere tutte le influenze negative personali, come streghe, mostri e demoni, e perché no, anche quelle impersonali, come le malattie e infezioni. 


Il fuoco, elemento purificatore per eccellenza, con il quale distruggere e “seppellire” i dispiaceri dell'anno passato, per guardare con rinnovata fiducia al nuovo ciclo di stagioni che stava per cominciare.   


Una tradizione che vede origini ancor più antiche di quelle Etrusche, oltre mari e terre lontane, fredde... Lì, dove vivevano i celti, che da sempre si affidano al fuoco come rito propiziatorio.

Venne il Dio Sole, e con esso il “solstizio d'inverno”, ove queste cerimonie avevano luogo per propiziarsi la benevolenza divina, così da assicurarsi la luce del sole e il suo calore. E molti erano i segnali divinatori che il Dio pagano offriva ai suoi fedeli, sempre attraverso il fuoco: l'intensità delle scintille, la direzione del fumo, il crepito della pianta di ginepro... Elementi da cui trarre presagi sui raccolti, epidemie, carestie.


E i tizzoni, raccolti il giorno dopo, che venivano poi conservati come preziosi amuleti.                                                                                                                                                                      


E giunse il Cristianesimo e le sue “teorie eretiche”. Categorico dover scoraggiare e proibire la tradizione del fuoco: non solo qui, in Garfagnana, ma in tutti i luoghi in cui perdurava questa tradizione. Perché era peccato agire al di fuori di quello che era contemplato dalla visione del Signore...


Così diceva Papa Leone I nel sermone tenuto nel Natale del 460:


"E' così tanto stimata questa religione del sole e del fuoco che alcuni cristiani prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il sole e piegando la testa si inchinano in onore dell'astro incandescente. Siamo angosciati e ci addoloriamo per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni appartenenza di ossequio a questo culto degli dei".


Sappiamo tutti come andranno le cose...


Dice un vecchio e saggio proverbio: "Non c'è nemico oggi, che non possa diventare amico domani"...


E così la chiesa cristiana cominciò ad associare il sole all'immagine di Gesù; si sottolinearono le frasi del vangelo dove Cristo era paragonato al sole: "Il suo volto somigliava al sole quando splende con tutta la sua forza" (Apocalisse di Giovanni), si adotterà il monogramma IHS inglobato in un sole fiammante, gli ostensori prenderanno la forma di un disco solare, e molti, molti altri esempi.


Ed è da questo momento che Gorfigliano entrerà prepotentemente come esempio storico. Se si domandasse oggi a qualche abitante del posto (anche fra i più anziani) quando ha avuto inizio questa tradizione, la risposta sarà dell'incoscienza,  poiché il tutto ebbe origine da tempi ormai vetusti. 


Magicamente vive ancora questa favola, e con il passare dei secoli il significato attribuito a questa usanza è esclusivamente cristiano: dover riscaldare il Bambin Gesù il giorno della sua venuta al mondo...


Si chiamano Natalecci, costruzioni di forma cilindrica ottenute conficcando in terra un tronco di legno che nel dialetto locale prende il nome di "tempia", attorno ai quali vengono "tessute" una gran quantità di rami di ginepro. Va raccolto il materiale e costruito il cilindro, che di norma può superare anche i quindici metri di altezza, per un diametro di tre-quattro metri. L'abilità sta nel rendere il più stabile possibile questa struttura affinché non cada, e altrettanta bravura risiede nella "tessitura" del ginepro, che garantisce una fiamma duratura. 


Tre rioni, un solo vincitore, ed un intero paese in festa.


Era la notte dei tempi, quando i Natalecci decisero di essere gorfiglianesi...E fino al tramonto della storia, di Gorfigliano soltanto, saranno i Natalecci...


Giorgio Ferri