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Era una fredda notte del 6 Settembre...

 Questa non è la solita storia di personaggi illustri, di azioni spettacolari dagli effetti scenografici mozzafiato. Non fa per noi, non fa per voi. Questa è una semplice storia, una storia i cui protagonisti sono dei semplici ragazzi, chi studenti chi lavoratori, che da lì a poco avrebbero riscritto una pagina di storia contemporanea. L'immaginario collettivo alludererebbe sicuramente a chissà quale azione straordinaria dei giovani eroi. Non ci sarà niente di eclatante. 


Era una fredda notte del 6 Settembre 2018, incredibilmente fredda per quel periodo dell'anno. Un clima di tensione e dissenso circolava nell'aria, troppo forte per poterlo reprimere e soffocare. Perché privare alcuni ragazzi di diritti che a loro spettano di natura. Perché mai non poter concedere a loro, i protagonisti di questa storia, la possibilità di poter giocare a calcio...


Il “football” è molto più di un semplice gioco di squadra: è istituzione, è aggregazione, è sociologia.


Tanti cuori, per dare origine, da lì a poco, ad una storia meravigliosa. Si partì con la scelta dei colori. Pesante sarebbe riprendere quelli vecchio gruppo calcistico che scrisse per anni la storia gorfiglianese, ma ripercorrere le sue orme sarebbe stato un categorico obiettivo societario. Nel loro piccolo credo rivoluzionario, l'idea di purezza e di sorpresa erano troppo grandi per non poterle liberare nello spazio. Saranno così il bianco e l'amaranto a rappresentarli, come la genuinità e lo stupore che avrebbero emanato. 


La scelta di uno stemma, piuttosto lineare, con tre stelle amaranto, pronte a simboleggiare i paesi coinvolti nel progetto. E il nome, che avrebbe rappresentato a pieno la volontà dei soci, quella di formare un gruppo affiatato alle pendici del Monte Pisanino. 

Sarà una società autogestita, in aperto contrasto alle istituzioni, che da sé soltanto sarà in grado di conquistare i propri successi. E non saranno di certo i trofei a portargli il prestigio e la fama. Perché prima o poi un campo lo troveranno. Perché prima o poi dei palloni con cui giocare ci saranno. Ma quel diritto, a loro spettò di dovere. E non ci sarà più nessuno a fermarli.


Uno statuto battuto col proprio pugno. La ripartizione egualitaria dei compiti. La possibilità di potersi esprimere senza alcun divieto. Una società libera, concreta nel suo modo di agire. Una società “popolare”, come l'idea di calcio che si sono imposti.


Un progetto che ha visto una propria fine, almeno per adesso, le cui cause non sono di certo attribuibili a quegli eroi. Un progetto che riecheggerà ancora nel tempo e nelle memorie del paese. Una favola durata troppo poco, che presto dovrà riprendere il proprio racconto. 


Si scriveva Unione 2018. Ma si leggerà in tutt'altro modo. 


Era una fredda notte del 6 Settembre 2018, quando la storia decise di dover essere riscritta nuovamente...


Giorgio Ferri