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Ho ballato con Maradona


 Il 10 novembre del 2001, grazie a Jorge De Lujan Gutierrez, ho avuto la fortuna di entrare - ancora una volta - nel tempio massimo del fútbol  - la Bombonera di Buenos Aires. L’occasione era l’addio al calcio di Maradona. Il barrio della Boca era vestito a festa e noi abbiamo pranzato al ristorante italiano/genovese “Il Mattarello” con fettuccine agli spinaci  e poi siamo andati a piedi allo stadio. C’era il mondo intero - quello del pallone ed anche tutto il resto - a salutare il più grande di tutti i tempi.

Lui era già appesantito dagli eccessi della vita che lo aveva catapultato dalle case di latta di “Villa Fiorito” alla cima del mondo senza nessun libretto di istruzioni per questo meteorico viaggio. Il genio e la generosità erano comunque intatti e lo dimostro’ - oltre che con il pallone sul terreno di gioco - anche durante il saluto finale quando piangendo disse “il pallone non si macchia, io ho sbagliato ed ho pagato.... ma...il pallone non si macchia....”.

La sera poi, sempre grazie alle “raccomandazioni” di Jorge, sono riuscito ad infiltrarmi con Hernan Bonifacio alla festa privata che si è tenuta all’Hilton di Puerto Madero ed insieme a Ciro Ferrara ed altri campioni del calcio accorsi per l’occasione ed alla famiglia di Diego ....ho ballato con Maradona ....lo si vedeva felice insieme a sua moglie Claudia e le sue figlie Dalma e Gianina. Non c’erano i telefonini per le foto e tutto era ancora “normale”......Higuita (il portiere che parava con il colpo di scorpione) era seduto con una cravatta dai colori impossibili e ci concesse - da seduto e con una flemma da capo tribù - una foto scattata da un fotoreporter che già ingiallita devo avere da qualche parte .....più tardi scesi al bagno e mi imbattei con Don Diego - padre - che letteralmente assalito - da un coro da stadio degli urinatori gli cantarono ....”ma tu sapevi quel giorno mentre sc.....vi che stavi generando il più forte calciatore di tutti i tempi ??!!!”

E lui sorrideva bonario, con quella dolcezza timida che preservano solo i poveri quando diventano ricchi .....

Si quel lontano 10 novembre ho ballato con Maradona e per alcune ore ho fatto parte di una famiglia che conservava ancora la consapevolezza di aver vissuto la più bella favola che il pallone potesse regalare....

Nell'ammirazione e nel dolore  convivono diversi tipi di emozioni. 

Oggi anche il pallone, il giocattolo più comune che esiste, si sente più solo e piange disperatamente il suo padrone assoluto. 

Tutti noi che amiamo il calcio autentico piangiamo Maradona abbracciati a quel pallone.

E chi di noi ha avuto la fortuna di conoscerlo personalmente - anche se per poche ore - piange ancora di più per quel Diego che, negli ultimi tempi era quasi scomparso sotto il peso della sua leggenda e della sua vita esagerata. 

Addio genio.

Grazie.

Carlos Alfredo Bartolomei