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Il grande bombardiere, The world's great bomber.


Alcuni giorni fa andai a Pontedera per il solito controllo periodico, che serve al mio medico curante per valutare gli effetti dei vari medicinali, e per tranquillizzare me sullo stato del mio amico Parky.

C'è un bar a metà strada circa, dove si trova un grandissimo assortimento di colazioni, dove quasi sempre, o all'andata o al ritorno, facciamo una sosta per uno spuntino veloce.

Così tempo fa, dicevo,  ho avuto la sorpresa di incontrare lì un mio caro amico dei tempi Versiliesi, anche lui in sosta per il "coffee break". Solite domande, soliti discorsi:

"Cosa c'è di nuovo al Tonfano? Come va la vita ?".

"Bene, tranne il fatto che hanno portato in ospedale l'amico Antonio con una brutta ischemia... Al momento lo tengono in coma farmacologico, e non sappiamo come finirà..."

Questo nostro amico comune, uomo molto socievole, grande mangiatore, molto benvoluto da tutta la compagnia, veniva chiamato, da noi, "bombardiere", perché le sparava grosse, anzi enormi, con una serietà tale che avrebbe potuto far invidia a un prete durante l'omelia domenicale. Le raccontava in maniera talmente seria e con dovizia di particolari che, in fondo in fondo, pure lui ci credeva per davvero. Allora vorrei raccontarvene alcune delle sue fra le tante rimaste, ormai ritenute famose e basilari nel folclore della "Marina".

Dicono che un mattino si trovassero al bar Antonio, e un suo vicino di casa (con il quale non era molto in simpatia), gli chiese molto seriamente: 

"Che bevi ? ".

"Un caffè basso, grazie". 

"Come mai stamani sei già in giro?".

"Sai che ho un terreno su verso Capriglia con qualche pianta d'olivo? Circa un migliaio. Tempo fa ho voluto mettere tra un filare e l'altro un po' di gobbi, e devo dire che è stata una buona idea! Sono venuti bene, forse per il concime; me lo ha mandato il "mi" Dante dalla Germania. Infatti cercavo il "tale" comune amico dei due, per vedere se poteva fare un salto con l'escavatore, altrimenti tocca levarli a pala e picco, e ci vuole molto tempo. C'è una nave a Genova che sta aspettando il carico ,vanno tutti in Africa.".

Risata generale, e il vicino, con serietà: "Me ne venderesti uno?  Mia moglie ci va matta, lo cucina in tutte le maniere.".

"Beh se è per te si, ma cercati il mezzo per portarlo a casa perché io non ce l'ho!".

E l'altro: "Senti, vengo domenica col mio uomo, la domenica ha la manbrucca scarica e disponibile".

Per chi non lo sapesse, la "manbrucca" è un rimorchietto molto robusto, che nel Pietrasantino viene usato per trasportare lastre di marmo, con pesi molto elevati.. 

Questa è una delle tante uscite tremende, che a lui venivano così, al momento; ma ripeto, con i suoi racconti si avevano modi di reazione diversi: chi la prendeva a ridere, come avrebbe dovuto essere. Molti invece si sentivano presi in giro, e avevano reazioni di tutt'altra natura... E se non fosse stato un "omone", si sarebbe beccato anche qualche ceffone, oltre ai soliti inviti verso "quel paese".

In un'altra  situazione simile ricevette anche degli applausi.

Dunque, io mi trovavo ricoverato in ospedale a Pietrasanta, da qualche giorno, per un piccolissimo intervento all'ernia. Un pomeriggio all'ora del "passo" capitò questo mio amico, e chiaramente si fermò per chiacchierare. Ad un certo punto, quando ci fu un po' di gente, chiesi come mai fosse in quel luogo. Con il suo vocione mi rispose che era venuto a far visita alla suocera, che in quel momento era in sala gessi. Naturalmente in paese tutti conoscevamo la suocera, un'allegra vecchietta che all'età di più di ottanta anni circolava in bicicletta con l'abilità di una giovane; è per questa ragione che pensai che fosse caduta dalla bici.

Allora io chiesi: "Che ha fatto?". 

Mi rispose seriamente: "Sai come sono i vecchi: ieri compiva gli anni, e sai anche che noi il compleanno lo festeggiamo ogni cinque anni, così si invecchia un po' più lentamente".

Io cominciavo a sentire le risate che stavano per incombere, ma per il dolore che mi provocavano cercai di essere serio: "E cosa c'entra il compleanno?". 

"Come che c'entra! Mia moglie mi ha mandato a prendere una bottiglia di spumante; quando sono ritornato a casa, ho detto di aspettare ad aprirlo, perché i vini Francesi hanno tanto gas e potevano farsi del male!". 

"O Maria  neanche a dirlo che l'hanno voluto aprire da sole, e quando è partito il tappo si sentì una botta tale! Mia suocera, sempre nel mezzo come i cenci per strusciare in terra, l'ha preso in pieno! E vuoi che non le abbia troncato il braccio?".

"Ora è di là che non sanno se ingessarla o tagliarle il braccio per fare prima. Se fosse da tagliare mi darò da fare e le cambierò la bicicletta; ce l'ha belle un mio amico, con il manubrio a destra o sinistra a seconda di quale mano ti manca".

Io credo di non aver mai sofferto così tanto per ridere, la ferita si faceva sentire con le scosse del riso. La ferita mi faceva un male cane, poi la faccia seria dell'Antonio, e le facce dei presenti in camerain visita agli altri malati, con le facce paonazze dalle risate che, come me, non riuscivano a placare.

Per giorni  mi tornavano in mente le reazioni dei presenti in camera, e allora una risata mi scappava ancora...

Credo che il soprannome che avevamo dato ad Antonio fosse sicuramente azzeccato. Devo dire che durante la mia vita non avevo mai trovato un personaggio così, e penso di non ritrovarne ma più. La  fantasia e simpatia sono due doti che difficilmente albergano nello stesso individuo...

Si può essere grandi amici anche di individui come il bombardiere, di cui non si può sapere se le sue siano fandonie o cose reali. Mi sentirei di consigliare la raccolta di tutte le sue bombardate, e farne un piccolo volumetto da portarsi dietro come rimedio alla noia, invogliando così il ritorno del sereno.

Scritto da Mariano Orsi, a cura di Giorgio Ferri