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Il violino del Gian

 Oggi, alla mia età, posso dire che coloro che hanno i capelli bianchi, totalmente, quel bianco candido che  sa di antico e anche di pulito ed è un bianco che in pochi possono avere, proprio perché è un colore molto raro!

Il bianco assoluto dicevo, oggi mi lascia ammirato, ma quando, da adolescente, incontravo persone con quelle caratteristiche ne avevo quasi paura. Un timore strano che forse mi avevano procurato le tante storie grottesche che i vecchi del paese ci raccontavano nelle sere invernali, a veglia, davanti al camino.


A veglia da noi voleva dire che, non avendo come oggi né il televisore né qualsiasi altra fonte di passatempo, non potendo certo andare nei locali per l'età e la mancanza di denaro, locali che peraltro vendevano solo vino o liquori, allora dicevo, ci si riuniva  in casa, ora di uno ora dell'altro e davanti a un po' di vino,  i vecchi raccontavano le loro storie..........


Nella maggior parte dei casi gli argomenti erano diavoli, streghe, eccetera. Tutti noi ragazzi, chiaramente, avevamo un po' di timore, poi, ad uscire di casa la notte, ma anche certi adulti non è che dimostrassero molto più coraggio di noi giovani!

Quando poi i racconti erano un po' più tenebrosi del solito ne uscivano vere e proprie leggende........


A questo proposito vorrei raccontarvene una che mi ha impressionato di più al momento che mi fu raccontata. E fu proprio mio nonno che me la raccontò in vari episodi, forse per farmela assorbire meglio.


Infatti mio nonno mi diceva che il protagonista fosse addirittura un suo bisnonno, un uomo che pare si chiamasse Gian, come lui, e che fosse un grande suonatore di violino!

Gian aveva un violino venuto non si sapeva come e da dove e nemmeno si sapeva come Gian avesse imparato a suonarlo in maniera così perfetta. Tanto che era presente ad ogni festa in paese....... Poi chiaramente, la sua fama di esperto violinista uscì dai confini del  paese e così veniva chiamato un po' da tutte le parti, con il compenso di pochi denari, ma al Gian bastava suonare il suo amato violino.......


Era arrivato a un tale grado di bravura che nei momenti tristi riusciva a commuovere gli ascoltatori, mentre quando era in buona  giornata scatenava in tutti l'allegria e la voglia di vivere; queste sue qualità lo avevano reso famoso, ormai, in tutta la Garfagnana.


Naturalmente questa sua fama fece sì che una sera la sua vita cambiasse in modo brutale e quanto mai negativo ...... Si racconta che in una fredda sera d'inverno si presentassero a casa del Gian due individui, a dir poco misteriosi, che incutevano paura e un senso di maligno malessere che al Gian faceva  battere il cuore a mille. Con fare sprezzante i due chiesero se fosse lui il Gian violinista, avuta conferma dal piccolo uomo tremante di paura, gli ordinarono di prendere il violino e seguirli. C'era una festa e doveva suonare per loro ed i loro amici!!!

A quel punto il Gian, tremante, prese il suo amato strumento e salito su una carrozza, nera come la notte, che aspettava fuori, partì per destinazione ignota.

Passarono ben tre giorni e nessuno sapeva dove fosse finito il povero musicista. Ci fu qualcuno che giurava di aver sentito, nelle notti trascorse, un suono di violino, lontano, molto lontano, che aveva suonato per ore ed ore, senza un attimo di sosta. Ma poi, tutti pensarono a illusione, a suggestione, dovuta al pensiero sulla sorte del Gian.


Un mattino presto poi, la moglie del Gian, che era ancora a dormire, rigirandosi nel letto con sempre il pensiero rivolto al suo povero marito, ebbe come la sensazione di sentire un debole lamento. Scese allora in cucina e notò il violino sul tavolo, non riusciva a vedere bene nella penombra dell'alba ma sentiva sempre più chiaramente un lamento molto flebile  e  doloroso....


E finalmente, dopo qualche sforzo riuscì a vedere il Gian, o meglio quello che assomigliava al Gian ........  era dentro un sacco di quelli usati per il carbone, legato come un sacco di patate e appeso con un grosso chiodo a una trave del soffitto. La donna corse subito a chiedere aiuto e con un po' di difficoltà il pover'uomo fu liberato ... o meglio ... quello che pareva un uomo......


Nella poca luce dell'alba quello che uscì dal sacco era un uomo misero, tutto pieno di lividi, le vesti strappate e scalzo. Ma quello che impressionò i soccorritori fu il fatto che i capelli dello sventurato violinista erano completamente bianchi, di un bianco strano, completamente immacolato e surreale .......


Chiesero più volte allo sventurato cosa fosse successo, dove fosse stato tutti quei giorni! Ma il meschino non era in grado di parlare, dalla sua bocca usciva solo un confuso farfugliare del tutto incomprensibile.

Venne allora dopo giorni il medico, che avendo più paesi da controllare, alternava i giorni delle visite.

Il Gian era ancora tremante con gli occhi sgranati e continuava il suo balbettio di frasi sconnesse!


 Non riusciva a farsi capire, solo dopo che il medico gli praticò un'iniezione, di non si sa cosa, il poveraccio, in qualche maniera, balbettando e tremando sempre di più, riuscì  a dire : "Erano streghi e streghe, ho suonato per loro per tre giorni e tre notti. Erano tanti, hanno cantato e ballato sempre senza una pausa, mangiavano e bevevano e si accoppiavano fra loro come bestie, senza sosta, e quando stanchi hanno finito, mi hanno riempito di botte, mi hanno infilato nel sacco e fatto rotolare a calci giù dal pianoro, dove eravamo, fino al fiume"


Infatti il dottore confermò che solo una gran paura, uno spavento grandissimo, potevano imbiancare, di quello strano bianco, i capelli del malcapitato.

In seguito poi tutto andava male in casa, gli animali morivano, nei campi il seminato seccava e tutte le notti il violino, da solo, suonava per ore la solita ballata senza sosta fino al mattino!!!!


Finché un giorno si trovò a passare da lì un povero frate, umile, cercava da mangiare e piccole offerte per i suoi confratelli ... e come al solito la generosità paga!

Dopo essere stato ben accolto, sfamato e fatta una piccola offerta, venne messo al corrente di quello che il Gian e la famiglia stavano patendo.

Fu a quel punto che il frate tirò fuori dalla sua bisaccia un'ampolla con un po' di acqua benedetta e, recitando particolari preghiere, fece il giro della casa, della stalla e dei campi.


Ad ogni spruzzo di acqua benedetta si avvertivano strani suoni e folate di vento, dicevano che gli ospiti non desiderati se ne stavano tornando a casa.


Il Gian non balbettava più, gli animali parvero rinascere ... le cose stavano tornando alla normalità. Solo al Gian i capelli restarono immacolati e per sempre non suonò più il suo violino.


Mariano Orsi