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La storia si ripete...

 Siamo felici di riportare (finalmente) un articolo scritto dalla giovanissima Sofia Fantoni, che già dalle prime righe ha saputo dimostrare un ottimo utilizzo della "penna". Gustatevi il contenuto signori, perché vi è del vero in ciò che è stato scritto... buona lettura!


Giorgio Ferri


"Non si chiude mai la porta in faccia alla storia perché lei ritorna, anzi non se n’è mai andata!”.


Oserei iniziare così questo articolo, se così lo si può chiamare, e inviterei i futuri lettori a porsi questa domanda: quello che stiamo vivendo con il covid-19 è poi così lontano dall’epidemia di peste del 1600? Pensiamo al caro Manzoni, il quale ha dedicato molte pagine del suo romanzo a questo avvenimento storico; egli descrisse ogni particolare di quel periodo, e la sua descrizione ci fa sentire come se fossimo un uccello che vola sopra alla Milano di quel tempo, e scruta ogni suo minimo dettaglio. I passi dell’autore raccontano l’arrivo della peste a Milano, e questi risultano essere davvero attuali, riportandoci inevitabilmente alla situazione che tutti noi stiamo vivendo.

Ora come ora pensare che in futuro potremmo ricordare l’anno 2020 come il 1630 suscita sicuramente in ognuno di noi un senso di inquietudine e turbamento, eppure la storia si sta ripetendo… è proprio così, la famosa peste manzoniana ha a che fare con il virus che sta colpendo il mondo di oggi, molto più di quanto si possa immaginare.


Evitiamo elenchi e liste della spesa, cerchiamo di ripercorrere i passi più importanti dei capitoli del romanzo sulla peste che evidenziano punti in comune con la situazione attuale, così da creare uno spunto di riflessione per il lettore. Partiamo dagli albori; l’assalto ai forni, per esempio: la popolazione, allora come oggi, è preoccupata per un'eventuale mancanza di viveri e quindi via, di corsa ai supermercati! 


Nel trentunesimo capitolo Manzoni descrive ampiamente la peste che devastò il nord Italia tra il 1628 e 1630, e in queste righe le analogie con la situazione attuale non mancano.


“Il tribunale della sanità chiedeva, implorava cooperazione ma otteneva poco e niente”. Queste parole dell’autore rievocano fortemente quello che abbiamo vissuto agli inizi della pandemia e che tutt’ora affrontiamo: la mancata responsabilità e cooperazione accompagnata da una minimizzazione del problema. Manzoni sottolinea come le autorità sanitarie e politiche di Milano trascurassero le misure di prevenzione per evitare il contagio.  “E la radezza stessa dé casi allontanava il sospetto della verità, quella stupida e micidiale fiducia che non ci fosse peste né ci fosse mai stata neppure un momento”.


Le parole e i pensieri del Manzoni sempre più vivi e forti attraversano queste pagine.


Per non parlare dei ritardi, quel “rimandare sempre” finché la situazione si manifesta davvero grave; la lampadina la si fa accendere sempre quando forse è già tardi. 


“Abbiam già veduto come, al primo annunzio della peste, andasse freddo nell’operare anzi nell’informarsi”. Una traslazione, dal 1600 al 2020, anni che sono trascorsi ma per il resto…!


E fu così che la grida fu emanata il 29 novembre quando ormai la peste era già entrata a Milano. 


Ed anche oggi una grida, un decreto; la presa di consapevolezza arrivò, sì, come adesso, ma soltanto quando le morti e le malattie furono più che frequenti. 


“Cominciarono a farsi frequenti le malattie, le morti. Principiavano a dare un po’ più orecchio agli avvisi, alle proposte della sanità, a far eseguire i suoi editti, i sequestri ordinati, le quarantene prescritte da quel tribunale”.


La dolorosa analogia con il passato continua: gli ospedali, i volontari in prima linea, i medici nostri eroi. “Era un’altra ardua impresa quella d’assicurare il servizio e la subordinazione”.


Il pensiero più caro e tutta l’ammirazione va a questa gente che si è fatta a pezzi per aiutare il suo popolo. “L’opera e il cuore di que’ frati meritano che se ne faccia memoria, con ammirazione, con tenerezza, con quella specie di gratitudine che è dovuta”.


E così, passo dopo passo, il 2020 ripercorre le impronte dell’antico 1600.


E allora Manzoni è un profeta veggente? No… è che la storia è maestra! Manzoni è puro insegnamento sia nelle righe riguardanti la peste sia nel resto del romanzo, ma l’uomo evidentemente non ha mai colto questo suo insegnamento. Le sue pagine ci dimostrano che  “l’avvelenamento della vita sociale, dei rapporti umani, l'imbarbarimento del vivere civile” sono sempre quelli.


Perché non dimentichiamo: ciò che davvero non è cambiato per niente, dal 1600 ad oggi, è l’uomo...




Sofia Fantoni