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Monuments Men

 La guerra ha sempre prodotto tante perdite e distruzioni, ma è riuscita anche a instaurare negli uomini più colti una grande coscienza di salvaguardia del patrimonio culturale.

Sono passati alla storia con il nome di Monuments Men i trecentocinquanta coraggiosi che durante la Seconda Guerra Mondiale sono riusciti a mettere in salvo numerose opere d'arte dal valore inestimabile. È grazie a loro se oggi possiamo ammirare grandi capolavori come: "La Dama con l'Ermellino" di Leonardo da Vinci, "La Madonna di Bruges" di Michelangelo e molte altre.


I Monuments Men, di origine americana, non tardano il loro arrivo anche in Italia i cui maggiori esponenti sono Pasquale Rotondi e il pisano Rodolfo Sivieri.


La potenza tedesca ha da sempre invidiato il grande patrimonio artistico italiano; per tale motivo Hitler decise di istituire il kunstschutz. Questo movimento era stato posto a tutela delle opere d'arte italiane dalla distruzione della guerra, ma in realtà il suo scopo era quello di trafugarne il maggior numero possibile dalla penisola italiana a Berlino.


L'operato di queste grandi persone ha messo in luce l'importanza della tutela dell'arte e porterà in pochi anni alla Convenzione dell'Aja, durante la quale i paesi europei si riuniscono per scrivere le norme di diritto internazionale mirate alla salvaguardia del patrimonio culturale in caso di un nuovo conflitto armato.


Questa confluì poi nella Convenzione di Parigi che tutela le opere d'arte vietandone il furto e la distribuzione. Alla luce di questo grande lavoro ci paiono sempre più riprovevoli le azioni di disprezzo verso i numerosi beni culturali. L'arte ha sempre avuto un grande valore simbolico, per tale motivo sin dall'antichità distruggere le opere significava distruggere un'identità culturale. Numerosi sono gli episodi in cui la popolazione per ribellione abbatte statue viste come simbolo di oppressione ed ancora oggi nel 2020 si vedono azioni degradanti verso le nostre opere d'arte.


Uno degli ultimi imbrattamenti ha visto come vittima il muro di Kentridge sul Lungotevere a Roma. A questo punto pare lecito chiedersi se meritiamo il lascito che queste persone, rischiando la vita, ci hanno regalato.


Gaia Ferretti