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La leggenda delle castagne


Per quanto pittoresca la montagna, a confronto con la pianura, avrebbe sicuramente prodotto poco grano. Così Dio pensò di dar vita ad un albero che, con i suoi frutti, sopperisse alla mancanza degli altri raccolti. Fu così che creò il castagno.

Le radici delle giovani piante sprofondarono e si diramarono trattenendo la terra smossa dei monti, per contrastare le frane e gli acquazzoni. Si stese così, sulle montagne, un verdeggiante manto di fronde che diede rifugio agli amori primaverili degli uccelli. Poi il castagno, crescendo, diede dei frutti. Erano in principio malli rotondi, grossi come arance, ed ogni mallo racchiudeva al suo interno tre castagne. La fame sarà così scacciata, in modo tale che ogni povero avrebbe potuto usufruire del suo cibo giornaliero.

Tutto funzionava alla perfezione, finché il diavolo, invidioso, decise di fare qualcosa. Soffiò sul mallo della castagna, rivestendola di pruni, assumendo le sembianze di un cardo. "E' bene", pensò, "che questi montanari mangia necci, cui in ottobre piove il pane dall'alto, senz'alcuna fatica che quella di raccoglierlo, è bene che si pungano un po' le mani". E soffiò ancora sui cardi, per fare i pruni più aguzzi.

Dio, visto la brutta mossa del Diavolo, benedisse il castagno, e fece in modo che i cardi, pur essendo spinosi, fossero tagliati in forma di croce, e che nel cadere si aprissero in quattro parti. Fu così che il saporoso frutto cominciò a cadere, sgranandosi...


Ferri Giorgio