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L'amico

 

Tempo fa, molto tempo fa, mio suocero uomo che appariva tutto di un pezzo, ma era in effetti una pasta d'uomo che per i figli si sarebbe diviso in due, ogni tanto capitava in visita a casa, e naturalmente avendo lo stesso carattere di sua figlia, o mia moglie se vogliamo chiamarla così, appena messo piede a terra, spuntava come per incanto una tuta da lavoro, un saluto veloce poi sapeva già cosa fare


Così, a lavoro finito, nulla risultava fuori posto, e tutto in una precisione direi accademica.

La sera la cena e dopo due chiacchiere a nanna, se non ci fosse stato in televisione un qualsiasi evento sportivo.

Una sera ricordo che volli fare una semplice domanda: " Oh Giavarini, avete un bellissimo  cappello, è un nuovo acquisto?" 

"No, - mi rispose- erano anni che  stava lì in un armadio, e ho cominciato da poco a rimetterlo. Vi piace? Questi modelli andrebbero portati un po' sulle ventitré, ma io sono vecchio e lo porto in posizione normale".

Non ricordo chi fu a chiedere come fosse il capello sulle ventitré, forse mia figlia o mia suocera. Il fatto fu che dopo la spiegazione della posa del cappello volle raccontarci seriamente un aneddoto, legato al tipo di cappello e alla posizione in questione. Non so se sia verità o no ma ci venne raccontata in maniera molto seria e tutto finì poi con una grande risata.

Allora quel tipo di cappello in gioventù era molto in voga specialmente tra i giovani e infatti due inseparabili e squattrinati amici lo avevano identico e sempre in testa perché come detto era di gran moda. I giovani solitamente, avevano le tasche completamente al verde, così quando una vecchia signora alla quale era morto il marito in mattinata, avrebbe voluto che non fosse lasciato solo nella cappella del cimitero in attesa che la mattina fosse messo nella cassa che era in arrivo, ma non ricordava da dove. Non aveva nessuno, nessun parente a cui  rivolgersi,  e avrebbe dato perciò  un discreta  mancia a chi si fosse prestato per tale impegno.. 

I due giovani, suoi vicini di casa, furono contattati e informati del fatto, uno accettò immediatamente, l'altro un po' pauroso era titubante. Fu l'amico a convincerlo ad accettare, facendolo ragionare su cosa potevano fare con le "palanche" della signora. Insomma dopo un po' di insistenze il giovane si convinse, anche perché ci sarebbe stato anche il suo grande amico e spalleggiato da lui, avrebbe vinto la paura.

All'ora stabilita, partirono per la missione, e con spavalderia a chi chiedeva loro dove andassero, rispondevano che avevano una festa tra amici. Arrivati sul posto il  guardiano li aspettava per sbrigare una piccola pratica, una firma tanto per dimostrare che erano persone autorizzate in caso di qualche controllo, in cinque minuti fu fatto tutto, così il guardiano partì verso casa e i due si sistemarono alla meglio per aspettare l'alba nella piccola cappella.

Il tempo scorreva tranquillo con il defunto steso su il tavolo al centro della stanza e i due su una seggiola attorno a un piccolo tavolino, una debole luce e poi i quattro ceri come da prassi, naturalmente elettrici con piccolissime luci sulla sommità, il tutto  così era avvolto nella penombra, e chiaramente, uno cercava di pisolare con il cappello, appunto sulle ventitré, l'altro parlava in continuazione in modo di non pensare troppo a dove si trovava e cosa stesse facendo.

Ad una certa ora della notte, il ragazzo con il cappello si svegliò, tirò su il cappello e disse all'amico: "mi è venuta fame, faccio un salto a casa prendo un po' di prosciutto e salame, un fiasco di vino e torno, così facciamo uno spuntino".

L'altro balzò in piedi come una molla dicendo: "non se ne parla nemmeno, io qui da solo non ci sto; facciamo così, io vado a prendere la roba, tu mi aspetti qui e in due minuti torno coi viveri".

È così fu, il giovane fu di parola, in pochissimo tempo fu di ritorno con i rifornimenti, appena rientrato trovò l'amico seduto sulla solita sedia con il cappello al solito posto e pareva si fosse rimesso a dormire. 

" Ehi, ne vuoi? Io mi faccio due fette col prosciutto, tu come lo vuoi il panino? Non ho preso bicchieri perché il vino lo beviamo a canna".

Nessuna risposta, il ragazzo stava zitto e continuava a dormire. Dopo altri inviti e altrettante non risposte dell'amico, la salma stesa sul tavolo si alzo lentamente dicendo:

"lascialo dormire, una fetta e una sorsata, se è di quello bono, le prendo io"

Si può immaginare la scena, dopo un attimo di smarrimento il giovane iniziò a uralare:

"è vivo, è vivo,e ha fame".

Nel frattempo cercava di aprire la porta della cappella, ma nell'agitazione del momento non ci riusciva. Finalmente la porta si aprì e fu tutto un fuoco, il poverino correva come un centometrista urlando con quanto fiato aveva  in gola:

" è vivo porca paletta, è vivo e ha fame, vuole un panino! Aiutatemi, è vivo!".

Ad un certo punto incrociò una pattuglia del 112 in servizio in quei luoghi, il giovane si avvicinò alla vettura dei militari e con un singhiozzo crollò a terra. Ci volle un po' per rimetterlo "in palla", frattanto tantissima gente era accorsa richiamata dalle invocazioni d'aiuto del giovane , così, dopo aver capito che cosa aveva provocato il comportamento del ragazzo, tutti andarono in gruppo, militari in testa, a vedere cosa ne fosse stato dell'amico. I soccorritori pensavano: "se questo ragazzo ha fatto tutto questo gran casino, chissà l'altro... sarà morto dalla paura o giù di lì".

Arrivati alla porta della cappella per primi entrarono i militari, lentamente con circospezione, dopo pochi attimi si rifecero sulla porta ridendo a crepapelle.

L'amico non solo era tranquillo, ma vispo e come se niente fosse successo, se ne stava al piccolo tavolo e faceva tranquillamente un abbondante spuntino con grandi sorsate di vino a "canna."

Pare che questa storia abbia avuto un finale come dovrebbero essere le finali di ogni tipo di scherzo, e cioè, finì, come si suol dire, a tarallucci e vino, infatti  al giovane passò per sempre  la paura e l'aneddoto fu veramente un divertimento per tutti coloro che ne avevano fatto parte. I due amici diventarono famosi, aprirono un' agenzia  chiamata "amici della salma".......


Mariano Orsi