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Lunedì dell'Angelo- Merendina di sostegno.

Foto di Carlo Orsi

Ormai ad una certa età la maggior parte del tempo passa per i ricordi, più o meno graditi, che inevitabilmente fanno compagnia ad ognuno di noi.

Bene, la Pasqua festa del cristianesimo, che fa parte della nostra religione e ha una sua collocazione speciale e di riguardo nella pratica cristiana di tutti noi.

 Ma dalle mie parti, naturalmente religiosi in maniera corretta, era in uso, il lunedì dell'Angelo e penso che lo sia ancora, la tradizionale "merenda " in campagna a base di insaccati e altri prodotti casalinghi, in maggior parte di produzione propria.

In quei tempi ogni famiglia aveva uno o più maiali propri, allevati con professionalità aquisìta sul campo, e con caratteristiche di adattamento ai propri bisogni tramite alimentazione appropriata.

Così anche mio padre "faceva" il suo maiale, infatti essendo anche un ottimo orcino, e già al momento di insaccare i salami, che venivano fatti in casa come tutto il resto, arrivando riempire il budello più grande, che da noi veniva chiamato" il buco del culagnolo" mio padre diceva sempre "l'lascian p'r Pasqua, tu v' edra  che feitta" (lo teniamo per il giorno di Pasqua, vedrai che fette).

Così il giorno della "merendina" Pasquale armati di ogni cosa che la tradizione imponeva, partivamo, naturalmente a piedi con il suddetto salame e carichi di panieri piatti, fiaschi, pane, ecc.

Naturalmente anche il fiasco o i fiaschi di vino di quello buono, erano di regola, invece l'acqua l'avremmo presa lungo il percorso, ad una delle  fontane di ottima qualità che abbiamo su da noi, anche se sapevamo che non era giornata per l'acqua, a parte i bambini...

Era la gita fuori porta dei nostri padri, non auto ma a piedi,  non grandi percorsi ma i dintorni di casa, non ostentazione di attrezzatura o cibi particolari, ma una grande tovaglia e  vai.

Era una cosa più povera, di natura contadina, forse, ma sicuramente i gitanti odierni non hanno mai sentito il profumo della pancetta fatta in casa, al momento del primo taglio io che guarda caso mi trovavo sempre nei dintorni, ricordo molto chiaramente il rito, perché di rito si trattava, mio padre con una grande coltella, che come ogni attrezzo per la cucina era di produzione propria, mio padre dicevo, che toglieva con  cura la carta messa a protezione della carne per favorirne la maturazione e trattenere tutti gli aromi, che le spezie davano a questa importante  parte del suino, altrettanto faceva con la "buccia" ripeto con grande cura, poi ne tagliava alcune fette finissime, trasparenti, le posava in un piatto e finalmente potevo avere un assaggio, che indubbiamente era di sapore particolare, ma l'attesa, il rito dell'inizio avevano fatto sì che l'acquolina in bocca fosse una cosa visibile, che ricordava molto il lupo dei cartoni animati quando vedeva i tre porcellini.

C'era poi la parte frittata, indispensabile, fatta con ricette propriamente Garfagnine, tutti avevano la loro ricetta, a seconda dei gusti di ognuno, per esempio, mia madre che era un 'ottima cuoca e sapendo che in famiglia piaceva molto un po' di saporito e un po' piccante, metteva in padella fette di pancetta, fette di salame, un poco di salsiccia, alcune  fette di biroldo, altro insaccato di nostra tradizione,

Naturalmente in misura adatta al numero dei commensali, poi sbatteva un uovo  a testa con un po' di latte, ma senza sale poiché l'unto e il sale erano già negli affettati e il latte serviva ad attenuare un po' il sapore forte degli altri ingredienti e rendeva la frittata  molto più morbida aumentandone anche lo spessore. 

Infine ad una certa ora, dai tanti avamposti di persone tranquille e pacate in giorni normali, cominciavano a levarsi tentativi di cantate che sapevano di buona vita paesana, strofe di " maggi," pezzi di canzoni famose ecc.

Cucina povera? Ma chi lo dice. Cucina saporita genuina e ricca allora come oggi, visto ciò che ne faceva parte, poi il suo supporto ideale, una buona polenta di farina di castagne. Il contrasto tra dolce e salato è una  cosa unica, da veri buongustai. E il dietologo? Come poteva supportare  il discorso delle calorie, fra l'andata e il ritorno  e una giornata all'aria aperta le calorie non contavano assolutamente niente, venivano polverizzate in pochissimo tempo.

Già. Rimpianti? Modi di vivere e di alimentazione a sentire i vecchi, molto più sano dell'odierno sistema alimentare ."...."

Il martedì ritorno alla normalità, ossia, tanta fatica e poco cibo, era così che il fisico dei nostri giovani non era mai fuori misura, anzi, suscitava invidia a tutti anche la "fantastica abbronzatura" presa in cava sotto un sole tremendo, il sole delle Apuane..

Le Apuane, terra amata dal Creatore che al momento della creazione, doveva essere in giornata sì, poiché tutto  ciò che si trova all'ombra del re della Alpi Apuane ,il Pisanino, tutto ciò, dicevo, ha un' attrazione particolare per i visitatori che per la prima volta arrivano su da noi, i panorami, la cucina, gli abitanti ;capiscono perché sono particolari, molto accoglienti con tradizioni radicate che si perdono nella notte dei tempi. Se poi si pensa , ai molti laghi artificiali che abbiamo in abbondanza, creati dall'uomo  non si sa se per caso o per architettura dell'ambiente e che  completano in maniera fantastica tutto il territorio...E come sempre quando parlo della mia terra partendo da un qualsiasi argomento finisco sempre per passare per campanilista, già, sono da sempre innamorato dei miei luoghi natii, fa parte credo, dell'aria del Pisanino da sempre particolare.

MARIANO ORSI